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Come uso fare ogni giorno, navigavo sul web alla ricerca di notizie interessanti.

Volevo un’ispirazione per il mio nuovo articolo, ma non sapevo bene di cosa volevo parlare; ad un certo punto sfogliando una rivista, Start Franchising, un articolo colpisce la mia attenzione.

Titolo: “Il mio cervello non è in fuga”.

L’articolo raccontava dell’esperienza di Costantino Pistagna un uomo siciliano di 39 anni, sposato e con una figlia di 17 mesi, che aveva deciso di NON continuare la sua fuga verso l’estero ma, anzi, di restare in Italia ed in particolare a Napoli per insegnare “sviluppo iphone e sviluppo in swift” presso la iOS Developer Academy.

Cervelli in fuga … penso e decido che l’argomento mi interessa. Scrivo queste 3 parole su Google e ovviamente il primo risultato di ricerca è quello di wikipedia che mi spiega cosa vuol dire questa espressione.

Cervelli in fuga: emigrazione verso paesi esteri di persone di talento o alta specializzazione professionale.

Interessante, penso.

Continuo la mia ricerca e la mia attenzione viene presa dagli articoli che propone il sito del “Il fatto quotidiano” sul movimento dei cervelli in fuga dall’Italia.

Li leggo tutti. Trovo un comune denominatore come frase negli articoli: “ l’Italia non ha creduto in noi, non ci ha sostenuto e quindi non potevamo che scegliere di andare via”.

Continuo la lettura con passione e trovo un’altra frase comune in questi articoli, ovvero:

Avevo una bella posizione, ma poi ho deciso di non lavorare più per un’altra persona. Volevo far crescere la mia azienda.

Ragazzi, interessante. Non trovate?

Cervelli in fuga: 3 anni fa io sono tornata dall’Inghilterra sentendomi più Italiana di sempre

Appartengo a quella categoria di persone che, in un momento di disperazione seduta su di una panchina alle 3 di un pomeriggio di Agosto, decise di tornare a casa e provare il brivido della fuga dall’Italia.

Esattamente. Presi un volo solo andata per un paese in cui non ero mai stata prima, senza lavoro e senza casa e con un paio di contatti appartenenti alla cerchia di amici, i classici figli di amici dei genitori, che hanno svoltato la loro esistenza trasferendosi in Inghilterra, e un mese dopo partii.
Ricordo perfettamente il momento in cui l’aereo stava per decollare. Pensai, cavolo l’ho fatto per davvero.

In sostanza: 4 mesi, 3 dei quali a fare la cameriera e 1 a sostenere colloqui in giro per Oxford e Londra. Decisi che non era per me. Tornai con la coda tra le gambe, un po’ vittima della mia stessa follia. L’esperienza però mi insegnò qualcosa.

Mai partire per l’estero per lavoro, senza avere un’idea chiara di quello che si sta andando a fare. Prima si trova un corso, poi lo si frequenta. Ci si crea contatti sul posto ed eventualmente si pensa a stabilirsi in pianta stabile, ma solo se la situazione te lo permette. Il costo della vita è altissimo.

Tornai in Italia con un solo pensiero fisso: “ Sono più Italiana di quanto non pensavo”. Ragazzi sì, per quanto io ami cambiare il mio stile di vita ogni anno, oggi non farei mai più una scelta così avventata.

I cervelli in fuga da cosa realmente stanno fuggendo?

Negli articoli che ho letto, ed anche in base alla mia esperienza diretta posso dire, con assoluta certezza, che il nostro paese naviga nelle lacune socio – economiche e politiche.

Nulla funziona come dovrebbe. Tutti ci siamo adattati ad un sistema che funziona un po’ alla cavolo. All’estero esiste la meritocrazia, vero; lasciatevi però dire una cosa che molti non vi confesseranno, all’estero ci si deve fare un “mazzo quadrato” per essere riconosciuti come validi.

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Un mio caro amico dice sempre che la percezione è l’arma che tutti utilizzano per confermarsi in un ruolo sociale, ed ora più che mai io lo credo vero. Avete un’idea? Cominciate a lavorarci dall’Italia perché questo è il vostro paese.

Siamo Italiani, abbiamo una nostra cultura ed un nostro patrimonio culturale da difendere. Non sono mai stata patriottica, ma cavolo se lo spirito di sacrificio ce l’ho e come me molti miei coetanei e colleghi.

Sono tre anni che in qualche modo lavoro nel web. Ho studiato e ancora studio. Non smetto mai di imparare ed ogni volta che posso, vado a tutte le conferenze di settore per conoscere altre persone che, come me, trascorrono le notti in bianco a lavorare.

Chiaro anche nel web ci sono i cosiddetti “ raccomandati ” ma la differenza in questo settore sapete qual è?

Se ti vendi per quello che non sai fare, probabilmente vieni scoperto in un secondo. Non puoi mentire, non ci puoi proprio provare.

Io, come tutti, il mio sogno cerco di realizzarlo ogni giorno, in ogni istante e con passione.

Un giorno i risultati si vedranno, ne sono certa, e lo avrò fatto qui, in Italia.