Un racconto di conquista - Anna Ventrella

Il sapore della conquista è il più dolce di tutti

Posted: 5 Agosto 2019 by AnnaVentrella

Avevo sentito questo racconto già 100 volte, ma non mi stancavo mai di ascoltarlo. Mio nonno é sempre stato molto bravo a raccontare storie. Un pomeriggio di autunno, mentre fuori delle gocce di pioggia accarezzavano i vetri del salotto, e noi – come di consueto – consumavamo il dolce della domenica, decisi di fargli una domanda:

“Nonno, ma se la caramella poi non l’avevi mai assaggiata, come mai decidesti subito di acquistarne una seconda?”

Mio nonno mi guardò e sorridendo mi disse:

“Tesoro, ma anche se la caramella avesse avuto il sapore di lenticchie mi sarebbe piaciuta. E tu lo sai che io odio le lenticchie. Il punto non è il gusto, ma è quello che per me rappresentava. Una conquista, la mia.”

Questa è una storia breve, di quelle che però scaldano il cuore di tutti quelli che un nonno nella vita l’hanno avuto e l’hanno profondamente amato. I nonni, si sa, sono stati inventati per viziare i loro nipoti, d’altronde sono già stati genitori e hanno già dato in quanto a regole da rispettare e ramanzine post marachella.

Mio nonno era una di quelle persone che metteva sempre tutto da parte, sosteneva che non ci dovessero essere sprechi. Lui aveva vissuto gli anni della fame, quelli della tristezza di un popolo in rinascita, e sapeva cosa voleva dire conquistarsi anche l’acquisto di una semplice caramella.

Aveva dieci anni e soldi per mangiare ce ne erano pochi. I pasti erano due al giorno e per lo più a base di patate, pane e lenticchie. Raramente si vedeva altro in tavola.

La mamma era diventata esperta di zuppe a base di patate e lenticchie. Quando poi si cominciarono a vedere i segni della ripresa, si iniziò a mangiare anche altro. Quello che però in tavola non compariva mai erano i dolci.

Mio nonno, una mattina, mentre si dirigeva a scuola – che faticosamente i genitori potevano permettersi – passò davanti ad una vetrina tutta addobbata con cioccolato e ogni genere di prelibatezza.

Era la prima volta che mio nonno vedeva dei dolci, fino ad allora nemmeno li aveva mai presi in considerazione, ma quella vetrina piena di colori e piccole delizie gli fece capire che al mondo c’era qualcosa di meglio oltre la zuppa di lenticchie e patate.

Da quel giorno in poi non cambiò mai più strada per dirigersi a scuola, e tutte le mattine passava davanti a quella stessa vetrina. Ogni volta vedeva comparire una torta nuova. Un giorno interamente al cioccolato, un giorno tutta bianca con delle fragoline. Ciascuna volta era una gioia per gli occhi. Mio nonno si accontentava di sentire il profumo dei dolci e delle torte, poiché sapeva che non avrebbe mai potuto dare nemmeno un morso ad una di quelle meravigliose delizie del palato.

Poi, osservando un po’ oltre la vetrina, vide un grande contenitore, tutto pieno di caramelle dalla carta rossa. Luccicavano e si facevano notare anche attraverso quella vetrina piena di dolci. Il rosso della carta che raccoglieva la caramella faceva dei divertenti giochi di colore sulla vetrina baciata dal sole d’autunno. Mio nonno ne rimase affascinato e per tutta la successiva settimana si concentrò a osservare il contenitore strabordante di caramelle, scrutando ogni signore e signora che si avvicinava e ne prendeva una manciata.

Un giorno decise di tornare a vedere la vetrina durante il pomeriggio. Si rese subito conto che il numero delle persone che acquistavano dolci erano superiori rispetto a quelli della mattina. Notò, guardando attraverso la vetrina del negozio, un signore ben vestito che alzava il coperchio del contenitore di vetro, e metteva le mani dentro per raccogliere la sua porzione di caramelle o almeno tutte quelle che potevano entrare in un pugno della mano.

Era talmente tanto il desiderio di ogni cliente del negozio di poter mettere tutta la mano nel “bottino”delle caramelle, che la mano sembrava una specie di trottola impazzita – mi raccontava con divertimento mio nonno.

Ogni volta mio nonno osservava la scena incuriosito. Quel pomeriggio entrò un signore molto elegante, intento ad acquistare quelle caramelle. Fino a quel momento il nome delle caramelle era rimasto un’incognita. La foga dei clienti era troppa, e subito le caramelle dal contenitore passavano al sacchetto che le custodiva. Ma la curiosità era troppa e lui doveva proprio sapere cosa c’era scritto sulla carta rossa, per cui restava con lo sguardo fisso e il nasco schiacciato alla vetrina.

Così quando la mano dell’elegante signore finalmente uscì dal barattolo, mio nonno riuscì a leggere la scritta dorata: “Rossana”.

Che strano nome – pensò mio nonno.

Il signore, nell’attimo in cui mio nonno aveva praticamente il viso “appiccicato” alla vetrina, lo notò e si meravigliò del suo sguardo curioso. Uscito dal negozio, vide che un piccolo bambino dall’aspetto un po’ magrolino, ancora guardava la vetrina come rapito da ciò che c’era all’interno e così gli fece una domanda:

“Ei… che fai lì?”

Mio nonno un po’ mortificato per la brutta figura, rispose:

“Oh mi scusi signore, le ho dato fastidio? Non volevo … osservavo le caramelle che ha acquistato … e niente ero curioso di vedere come sono fatte da vicino… solo questo glielo giuro…”

Mio nonno mi racconta sempre che il signore cambiò rapidamente sguardo, come se avesse ricevuto un pizzicotto e gli occhi fossero stati coperti da un velo di tristezza…poi disse:

“…beh … ne vorresti una?”

“…mai oserei chiederle tanto…”

“Ma non me lo stai chiedendo, te la sto regalando per un motivo…”

“…perché le faccio pena…vero?”

“assolutamente no…come te ce ne sono tanti e li vedo ogni giorno. Sono un’insegnante di matematica…e se devo dirtela tutta tu non stai certo peggio di altri”

“…ah e allora perché vuole regalarmi una caramella…le sarà costata tanto…non mi sembra giusto”

“Perché voglio darti un incentivo…”

“In… centi… vo?”

“Sì non sai cosa significa questa parola?”

“… no mi spiace, ci sono parole che ancora non conosco anche se leggo tanto…”

“Te la spiego. Vuol dire che ti aiuto ad avere un obiettivo: quello di essere in grado un giorno di comprare dieci di queste caramelle. Vedi, se ora proverai il gusto di questa caramella, delicato ma deciso, tu vorrai a tutti i costi provare di nuovo questo sapore e quindi farai di tutto per poterle comprare in futuro. La tua mente si attiverà e inizierai a pensare a come fare per guadagnare un po’ di soldini per comprarle. Quindi ecco, prendi una caramella”.

Mio nonno prese la caramella e la ripose immediatamente in tasca. Il signore gli fece una carezza sul viso e gli disse che era fiducioso e che sicuramente lui sarebbe stato in grado di acquistarne almeno altre cinque a partire dal mese successivo.

Mio nonno quel giorno tornò a casa e ripose la caramella dalla carta rossa e la scritta dorata nell’unico nascondiglio che conosceva, nel cassetto dei libri. Prese davvero quell’incontro con quell’elegante signore come un serio incentivo. Quel giorno prese la caramella ma invece di mangiarla, la conservò fino a quando non ebbe la possibilità di entrare in quel negozio e comprarsene un’altra.

Da quel momento mio nonno iniziò a pensare a tutti i modi per guadagnare qualche soldino. Aiutava la mamma a fare le faccende di casa, portava la spesa ai vicini dal negozio a casa, spazzava il vialetto di casa sua e quello di altri, fino a quando riuscì ad avere abbastanza soldini da potersi permettere di comprare le caramelle che tanto desiderava. Ci vollero due mesi prima di poter acquistare un’altra caramella e solo allora decise di aprire la prima che aveva ricevuto in regalo per poterne sentire il sapore.

Ogni volta che sento questa storia capisco il perché mio nonno è sempre stato così duro, quando noi nipoti ci lamentavamo di non poter aver il gioco che desideravamo. Tutte le volte che lo andavamo a trovare, lui ci regalava una caramella Rossana, e puntalmente ci diceva che quello era un regalo di amore. Solo poi ho compreso quanto questo regalo valesse per lui.

Perché vi racconto questa storia? Perché a me è stata di insegnamento per capire che nella vita è importante porsi degli obiettivi e una volta raggiunti, bisogna anche essere in grado di saperseli godere.

Oggi, quando riempio il mio contenitore di caramelle Rossana penso a questa storia e sorrido. Mi vengono in mente le domeniche pomeriggio trascorse a casa sua, le grasse risate che ci faceva fare e il tavolino dei dolci che allestiva sempre a parte. I dolci erano serviti in splendide coppette e piatti di colore rosso. Lui diceva sempre che il rosso era il suo colore preferito e non mi sorprende il perché onestamente.

D’altronde la carta delle caramelle della conquista era rossa. 

Mio nonno purtroppo ora non c’è più, ma conservo di lui ancora un caro ricordo e a casa mia le caramelle Rossana non mancano mai.