un bel racconto naturale come esempio di scrittura creativa e storytelling

Un racconto di Natale: la signora del terzo piano (seconda parte)

Posted: 6 Dicembre 2018 by AnnaVentrella

Il racconto è molto lungo, più di quanto immaginavo sarebbe stato quando l’ho iniziato a scrivere. Si dividerà in altre 2 parti. Ti invito a leggerle tutte e attendo il tuo commento a fine racconto

…sai quando apri gli occhi e comprendi, che quella sì che sarà una giornata diversa? Sarà capitato sicuramente a tutti prima o poi, per me fu il 10 dicembre, più o meno dopo due settimane da quando avevo avuto l’incontro con la signora del terzo piano, sul suo profumatissimo pianerottolo.

Stranamente, non la incontravo da qualche giorno in ascensore e mi domandavo come mai, ma non ero preoccupata. Avevo domandato a Pasquale sue notizie e lui mi aveva confidato che la signora Curillo stava più che bene. Riceveva pacchi ogni due giorni dal postino, ormai da 10 giorni e anche lui, sebbene assistesse ormai in modo passivo alla stessa identica scena da 10 anni, iniziava a domandarsi che cosa ci fosse in quei pacchi di così importante.

L’ultimo, tra l’altro, glielo aveva portato proprio lui. Il postino era passato di fretta e dato che conosceva benissimo Pasquale, gli aveva chiesto il favore di consegnarlo alla signora del terzo piano, all’appartamento numero 7.

“… Non ha idea signorina Alice di che salto di gioia ha fatto l’ultima volta che mi ha visto … pazzesco, sembrava di vedere di nuovo quella stessa bambina gioiosa e allegra di tanti anni fa…”

Pasquale ed io eravamo diventati complici in questa storia e volevamo scoprire la verità. Cosa si celava dietro a quei pacchi?

Eravamo ossessionati dalla cosa, tanto che negli ultimi 10 giorni anche il mio fidanzato era stato coinvolto nelle indagini.

Sembravamo una squadra di tre goffi investigatori, di cui il capo più adulto, cioè Pasquale, era sicuramente il più buffo di tutti. Ogni volta che vedeva me e il mio ragazzo all’entrata, ci correva incontro con uno sguardo colmo di gioia e complicità, come fosse un bambino che corre incontro alla mamma quando la vede da lontano.

“… ma davvero ha fatto i salti di gioia?” – Non mi capacitavo proprio di pensare a quella donna così silenziosa, fare i salti di gioia e davanti al nostro buffo e panciuto portiere tra l’altro.

“…e siii… doveva vederla era così felice, mi si stringe il cuore a sapere che dal 26 dicembre torna triste…”

“… non ti preoccupare Pasquale quest’anno ci penso io…Vero amore? Ci pensiamo noi a tirarle su il morale, no?” – mi voltai verso il mio fidanzato, entusiasta come me di aiutare quella donna e di fare parte di un piano segreto.

“Certo cucciola. Sì Pasquale dai, ci pensiamo noi” – il mio fidanzatino era sveglio, un tipo in gamba e davvero mi amava. Non mi perdeva mai di vista e condividevamo una forte passione per i misteri lui ed io.

“…Ragazzi, presto andate…sta arrivando tua madre Alice. Sai che non le piace vederti qui con il tuo fidanzatino…va su su” – mi spinse verso le scale e portò il mio ragazzo lontano, lo fece nascondere dietro la portineria. Mia madre non sarebbe stata per niente d’accordo a sapermi sotto casa con lui. Lei sosteneva che un bravo giovane doveva lasciare la propria fidanzata alla porta del palazzo e poi non trattenersi. Non si sapeva mai quali occhi indiscreti stessero lì pronti per guardare.

Per fortuna avevamo Pasquale dalla nostra. Mentre salivo le scale, mi resi conto che qualcuno invece le stava scendendo. Eccola lì, bella come il sole. I soliti capelli raccolti, gli occhi grandi e un maglione bianco lungo a collo alto con sotto un pantalone stretto nero e delle ballerine nere. Elegantissima e profumatissima, come sempre.

“Buongiorno Alice…com’è andata a scuola oggi?” – si vedeva proprio che era felice, trasmetteva tanta gioia.

“Benissimo… sa che è proprio bella con questo maglione bianco?”

“Grazie tesoro, sei dolcissima.” – quel tesoro mi colpì per davvero, eravamo passate da un semplice buonasera a tesoro in meno di un mese. Che progressi.

“Senti Alice, ti va di aiutarmi a fare una cosa?” – accettai subito, qualsiasi cosa pur di stare un po’ a contatto con lei.

“Ecco, allora vedi… adesso arriva un ultimo pacco, è un po’ pesante ma se mi aiuti, lo portiamo insieme su a casa mia” – ero felicissima, avrei visto la casa della signora del terzo piano, quella che avevo solo intravisto 2 settimane prima sul pianerottolo.

“Certo. Di che si tratta?”

“…eh tesoro è un cimelio di famiglia che viene direttamente dall’America, ho dei parenti lì. Si tratta di una decorazione di Natale molto particolare e unica. Ora che saliamo te la faccio vedere…”

Il pacco arrivò ed era davvero pesante, ma io ero talmente felice che feci quelle scale senza sentire lo sforzo. Nel frattempo era passata mia madre. Ci aveva incontrate ed era rimasta molto sorpresa della scena, ma stranamente non mi aveva detto nulla. Ci salutò e poi mi ricordò che alle 16.00 dovevo iniziare a fare i compiti. La signora del terzo piano la rassicurò dicendole che alle 15.45 sarei stata a casa.

Eccoci, finalmente stavo per entrare in casa, quella con la porta blu e la coroncina di vischio. La signora del terzo piano prese le chiavi dalla tasca del maglione e le infilò nella serratura dorata della porta. Da lì a pochi secondi, avrei finalmente svelato il mistero che attanagliava la mia curiosità da anni.

La porta si aprì ed io venni subito investita da un inebriante profumo di biscotti alla vaniglia. Entrammo e davanti a me, in un salone tutto bianco, vidi un enorme Albero di Natale color oro. Delle luci bianche lo adornavano fino alla punta, alla sommità della quale si erigeva una bellissima stella dorata.

“Alice…allora? Mi aiuti?” – ero come imbabolata, sembrava di essere entrata in una fiaba di Babbo Natale.

“Sì, scusi. Eccomi… lo scartiamo ora il pacco?”

“Sì, ecco. Allora eccoti le forbici, tu taglia di à che io apro di qua. Attenzione mi raccomando.” – eravamo una squadra in quel momento, agivamo in perfetta simbiosi. Sembravamo due bambine felici.

“woww….” – mi scappò così…ma era incredibile quello che vedevano i miei occhi.
Una scultura di Babbo Natale, interamente in vetro. Meravigliosa, con delle rifiniture perfette.

“…già, è proprio bello. Ogni anno io me ne faccio portare uno dall’America.”

“…ma non era un cimelio di famiglia?”

“Sì…in effetti lo è, perché è realizzato dalla mia azienda di famiglia. Producono Babbo Natale di tutte le dimensioni, fate, renne, slitte e tanto altro tutto in vetro.”

Mi girai e mi resi conto che le sculture che lei mi aveva citato, erano tutte lì, sparse in punti strategici della casa.

Rimasi sorpresa, incredula rispetto a quella casa che per tanti anni avevo immaginato essere completamente differente. Pensavo che entrando avrei trovato un luogo triste, con oggetti antichi e invece quello che ora compariva davanti ai miei occhi era una casa delle fiabe: un luogo da sogno.

“Dai Alice…aiutami a posizionare la scultura sul quel tavolino lì nel salotto…lo vedi?”

Diedi uno sguardo al salotto e notai che c’era una predominanza del colore bianco. il divano e l’Albero di Natale erano decorati con splendide palle di natale di colore bianco e oro. Una linea luminosa di luci bianche attraversava i verdi rami dell’albero, interrotte solo da dei fili dorati disposti in modo circolare. Accanto all’albero uno splendido sofà bianco, che aveva tutta l’aria di essere morbidissimo con al di sopra, piegata elegantemente, una coperta bianca e grigia. Dei grandi cuscini, dall’aria anch’essi morbidi, erano appoggiati agli angoli del divano e al centro. Tutti gli oggetti in casa, quelli di decorazione, erano dei colori blu e celeste chiaro. Poi ecco il tavolino, i mobili erano l’unico complemento di arredo che erano del colore del legno vero, solo un po’ più lucidi. Scorsi un po’ la testa verso l’ingresso e notai un cassettone antico, di legno un po’ più scuro. Al di sopra di esso un quadro di una donna in un giardino vestita di bianco, adornato da una cornice dorata. Accanto al cassettone, un piccolo tavolino dello stesso colore. Eccolo, era il tavolino che presto sarebbe stato il supporto di questa bellissima scultura in vetro.

Probabilmente devo aver trascorso qualche secondo prima di rispondere, perché vidi la signora del terzo piano osservarmi e sorridere. Di colpo mi svegliai dal sonno dell’incanto.

“Sì, lo vedo. Ecco andiamo” – prendemmo la scultura e la portammo sul tavolino.
Ora vedevo quella stanza già da un’altra prospettiva, ma soprattutto potevo vedere la parte che ancora mi era sfuggita. Quel grande salotto aveva un corridoio che conduceva verso l’altra parte della casa e ora niente mi avrebbe fermato dal domandare di fare un giro.

“…complimenti per la sua casa è meravigliosa, sembra una di quelle dei libri di fiabe…”

“Grazie Alice, ti va di vederla? Ho una stanza che secondo me ti potrebbe piacere molto”

Ero entusiasta della proposta e feci cenno di sì, così lei avanzò e mi fece strada. Il corridoio dava su delle stanze che avevano tutte una forte illuminazione, tanto che non c’era un angolo di buio nemmeno a cercarlo. Mi aprì la porta della stanza che mi voleva mostrare.

Penso di non aver mai visto tanti giochi in legno e libri in vita mia. Un’intera stanza dai colori scuri, un cavallo a dondolo in legno grande, accanto ad un letto di quelli per bambini. Una coperta di colore bianco copriva il letto, al di sopra della quale c’erano dei cuscini rosa e bianchi.

Di fronte una libreria, piena di libri con la copertina di colore oro. Erano bellissimi, perché risplendevano della luce naturale che entrava dalla grande finestra. Quest’ultima aveva una parte in legno bianco dove ci si poteva sedere, con dei cuscini rosa grandi e una coperta bianca. La domanda che mi uscì spontanea deve essere stata terribile per la dolce signore in bianco, perché vidi cambiare di colpo la sua espressione.

“… ma lei ha una figlia?”

“…No Alice, o almeno non più….”

“…oddio mi spiace sono stata terribilmente inopportuna, ma sa mi ha mostrato questa stanza…”

“Tranquilla, sapevo che me lo avresti domandato. Avrai notato che io non parlo con nessuno e per tutto l’anno sono sempre un po’ triste, tranne che a Natale…”

“…beh sì…la osservo da un po’ a dire il vero…”

“Ah sì? Beh non sei l’unica tesoro. Ho deciso che dovevi sapere perché la tua curiosità mi ricorda tanto la mia da piccola.”

“Mi spiace, l’ho importunata…non volevo”

“Tesoro, no… forse sei la prima persona che si interessa a me da anni… ad ogni modo io ho vissuto in America per un po’ di tempo dopo i miei 18 anni. Mi sono sposata giovanissima e ho avuto una bambina, che a quest’ora avrebbe avuto qualche anno in più di te…”

“…e ora dove si trova…”- avevo paura della risposta, ma ero davvero come rapita da quella inattesa rivelazione.

“…non c’è più…a tre anni di vita, mio marito ed io scoprimmo che aveva una rara malattia al cuore, non potemmo fare nulla…morì dopo poco. Così il mio matrimonio si sfasciò e dopo poco, purtroppo, persi anche i miei genitori, un mese di distanza l’uno dall’altro. Per questo sono tornata qui. Dovevo stare lontana da Boston, dovevo dire addio a mio marito, che ancora mi ama follemente…è lui che mi manda le sculture ogni anno”

“… quindi il postino è questo che intendeva con ce l’abbiamo fatta…”

“Sì, ma in quel caso specifico si trattava di una scatola in legno tutta decorata a mano…quello è un regalo…”

“…per chi…” – altra domanda spontanea. La cosa bella è che sembrava che lei fosse al corrente di tutte le mie domande e rispondeva quasi come se se l’aspettasse.

“ vieni…vedi quell’angolo della strada?” – Ci avvicinammo alla finestra.

“sì…c’è il mio negozio di dolci preferito lì”

“Esatto. La signora che lo gestisce è la mamma di mio marito. Il regalo è da parte sua per lei”.

Quanti dettagli erano ora connessi nella mia mente. Tutto quello che mi piaceva era legato a questa donna.

Ti invito a continuare la lettura e a lasciarmi un commento a fine racconto.

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