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Un racconto di Natale: la signora del terzo piano (terza parte)

Posted: 6 Dicembre 2018 by AnnaVentrella

Terza parte del racconto. Attendo il tuo commento all’ultima parte che pubblicherò domani. 

“Vieni Alice, non volevo rattristarti. Ora voglio mostrarti la mia stanza preferita di questa casa”

Aprì la porta, la stanza era di fronte a quella della sua bambina. Sono rimasta in silenzio per almeno 1 minuto. Sentivo i suoi occhi sul mio viso e percepivo il suo sorriso, ma ero talmente affascinata da quello che vedevo che non riuscivo a parlare.

“…è bellissimo …” lo dissi quasi commossa. Lo era davvero.

“Grazie, l’ho dipinto questa mattina. Sai è un po’ difficile da spiegare, ma quando dipingo io entro in un mondo fuori dal tempo in cui sono”.

“Davvero signora …”

“Ti prego Alice … non darmi più del lei. Il mio nome è Cassandra.”

Un nome bellissimo. Sapeva di storia, di leggende mai narrate e di arte. La signora del terzo piano ora aveva un nome. Ne avevo scoperto il lato più intimo.

“Cassandra, io credo di non aver mai visto niente di più bello.”

“Non credo allora che tu abbia visto molti quadri Alice”

“Vero, ma ora davvero vorrei vederne tantissimi. Cosa esprime questo quadro?”

“Interessante la tua domanda…non mi chiedi cosa rappresenta, ma cosa esprime. Questo tuo quesito mi fa comprendere che ho fatto bene a farti conoscere il mio mondo.”

Ero entusiasta, felice e soddisfatta di averla colpita.

“Vedi Alice, avrai notato che il colore predominante nella mia casa è il bianco è l’oro”

“Sì, vero…come mai?”

“Ora te lo spiego così capirai anche il quadro. Il bianco è il mio colore preferito perché in esso sono racchiuse le fondamenta di tutti i colori più belli che abbiamo nel mondo. Il bianco è l’unico colore che rappresenta davvero la nostra anima. Sai Alice, noi non nasciamo corrotti, tristi, arrabbiati o felici. Queste sono emozioni che ci vengono indotte dal mondo e dai contesti in cui viviamo. Mi segui?”

“Sì…come un’ombra”

“Nasciamo con l’anima bianca, pura e gioiosa. Da piccola io ero una delle bambine più allegre di tutto questo palazzo. Poi, crescendo il bianco è diventato un po’ grigio e ora è nero tutto l’anno, tranne che a Natale. In questi unici 20 giorni, mentre tutti si intristiscono per la mancanza di un proprio caro, io divento felice.”

“…Cassandra è ammirevole, dopo la perdita di una figlia e tutto il resto”

“Non sono da ammirare Alice. Durante l’anno io vivo chiusa in una mia bolla di salvezza. La stanza che hai visto prima, per esempio, era la mia stanza da piccola che ora ho dedicato alla mia Joanna che non c’è più.

Lei aveva solo tre anni, ma già comunicava con tutti noi. I suoi primi anni di vita furono pieni di gioia e lei amava il Natale, come tutti i bambini tra l’altro, ma lei sembrava particolarmente affascinata da quei colori e musiche che le facevamo ascoltare. Rideva sempre. Mi manca tutto l’anno sai… ma a Natale no. Continuo a vivere questo periodo con la stessa gioia che avevo quando ero con lei e con mio marito.”

Lacrime di tristezza e ammirazione involontarie, scesero sul mio viso. Non me ne resi nemmeno conto. Non dissi una parola.

“Non piangere Alice, non ne vale la pena. Fammi solo una promessa.”

“Sì … .”

“Non raccontare a nessuno questa storia. Non mi va che tutti comincino a guardarmi con aria di compassione. Tutti pensano che io sia solo una persona triste, strana e solitaria che ha perso i genitori. Nessuno sa che avevo una bambina, perché non ho fatto a tempo a portarla in Italia, non poteva ancora fare un così lungo viaggio. Ok?”

“Sì…lo prometto”

E promisi a lei e a me stessa che questo sarebbe stato il segreto più importante che avrei custodito. Lo feci davvero, nessuno seppe mai niente. Quando qualcuno parlava di lei, a tavola in famiglia o tra le amiche del palazzo di mia mamma con me presente, e affermava qualcosa che si poteva dedurre facilmente, nemmeno lo confermavo. Sapevano tutti che ero sua amica, anche perché ero l’unica del palazzo ad essere entrata in casa sua. L’unico che conosceva tutta la storia era Pasquale. Lui l’aveva aiutata una notte di 10 anni prima a traslocare nel pieno silenzio di quel palazzo.

Fu così che lei comparve nella mia vita. All’improvviso.

“Ora Alice, va. Se ti interessa imparare a dipingere torna da me. Ok? E mi raccomando sorridi, non vale la pena di vivere un solo giorno senza sorridere e ridere. Soprattutto alla tua età”.

Il verbo di Pasquale si era diffuso, pensai. Accettai la sua proposta delle lezioni di pittura poi mi congedò e passarono alcuni giorni prima di rivederla.

Iniziammo le nostre lezioni di pittura 5 giorni prima di Natale. Compresi che io ero diventata la sua unica speranza di non tornare triste il 26 dicembre. La prima lezione fu sui colori e su come insieme possono creare delle tinte ancora più incredibili di quelle che conoscevo.

Poi arrivò Natale. Pensavo che quella casa delle fiabe in cui ero stata due volte, si sarebbe trasformata in una casa triste con uno schiocco di dita, invece mi sbagliavo.

Dopo il 26 dicembre, data di fine di quella supposta allegria, mi resi conto che Cassandra non cambiava in realtà così tanto umore e che la sua casa restava sempre luminosa e bellissima. L’Albero di Natale sparì, ma il suo amore per le sculture di vetro no. Quelle restarono. Il Natale era trascorso velocemente, il mio interesse per Cassandra si era trasformato in amore per la pittura, quella che lei mi stava insegnando.

Il mio fidanzato non disse una parola sul mio cambiamento. Assistette alla mia evoluzione in silenzio, condividendo il mio amore per l’arte e il mio continuo parlare di Cassandra e della casa delle fiabe del terzo piano.

I nostri piani di fare l’amore per la prima volta a Natale sfumarono. Non avevamo trovato l’occasione perfetta ma Gianni non sembrava rattristato dalla cosa, voleva quanto me che la nostra prima volta fosse speciale.

Un pomeriggio, proprio dopo il 26 dicembre, tornai a lezione da Cassandra. Questa volta dovevo provare a disegnare una casa.

“Sembra difficile Alice, ma non lo è. Una casa è fatta di linee decise, quindi prima la devi disegnare e poi dipingere.”

“Va bene…ci provo.”

Provai a disegnare ma ovviamente mi uscì male.

“Non disperare Alice. Ho tante tele, riprova. Non devi cancellare mai quello che disegni, ma cercare di migliorarlo. Quindi ora riprova prima su questa, poi vediamo se ne hai bisogno di un’altra”

Mi mise una mano su una spalla, si alzò e mise della musica di sottofondo. Era Jazz. Pensai che erano tutti fissati con questo Jazz, poi ascoltandolo quel giorno, mentre la luce calda del sole entrava nella stanza e davanti a me c’era una tela da dipingere, compresi perché era un genere di musica così amato dagli artisti.

“Alice, ma il tuo fidanzato come si chiama? Ti vedo spesso con lui, sembra molto dolce e innamorato”

“Gianni… o meglio io lo chiamo così. Il suo nome è un altro ma non mi piace, quindi si chiama Gianni”

“ahahhaha e lui non dice niente che lo chiami in un altro modo?”

“No, nemmeno a lui piace il suo nome.”

“Bene, vedo che anche voi siete una coppia di due persone un po’ folli. E dimmi Alice, da quanto siete fidanzati?” – ora era lei che si stava incuriosendo rispetto alla mia vita e devo dire che mi piaceva.

“… stiamo insieme da 7 mesi … siamo molto innamorati, questo Natale avremmo dovuto fare l’amore per la prima volta, ma continuiamo a rimandare perché non troviamo il posto giusto e l’occasione perfetta …”

“…ma tesoro Alice, non esiste l’occasione perfetta. Il concetto di perfezione è molto relativo e soggettivo, l’avete deciso voi, in base ai vostri parametri, che non è ancora il momento perfetto. A trovare un luogo non ci vuole niente, ma dovete essere pronti voi due. Fare l’amore cambia tutto sai…”

“…sì lo so… però non è così semplice trovare un posto bello. Noi davvero ci amiamo, o meglio per l’età che abbiamo sembra vero. Perdonami se cambio argomento Cassandra, ma ho una domanda che ti vorrei fare. Posso?”

“Certo Alice. Ti ho aperto casa e il mio cuore, tu puoi domandarmi tutto.”

“…cosa c’era in quei pacchi che ti arrivavano ogni due giorni prima di Natale? Perché sembravi così felice?”

“Beh…te lo faccio vedere, così capisci” – ecco, stavo per scoprire un’altra cosa fantastica della signora del terzo piano, nella casa delle fiabe.

Mi condusse in un’altra stanza, aprì la porta e mi trovai davanti un vastissimo assortimento di colori per dipingere di una marca non Italiana e tante stoffe colorate dall’aria pregiatissima.

“…ogni anno, mi faccio arrivare 10 campioni nuovi di stoffe pregiate. Vengono dalla Tunisia. Sono morbidissime. Senti, tocca…”

Lo erano. Erano delicate e leggere al tatto.

“E che ci fai?”

“Creo degli abiti, che poi mando a Parigi.”

Una nuova scoperta. Cassandra era anche stilista oltre che pittrice?

“…quindi sei anche una stilista?”

“sì ma non di abiti di alta moda. Creo degli abiti particolari, per dei costumi di scena. Queste stoffe sono molto rare. Chi me le commissiona mi paga molto bene. Gli abiti sono pensati per dei personaggi particolari, che interpretano una commedia sperimentale a Parigi”
“Wow… e ne hai qualcuno pronto?”

“Sì…ma lo vedrai solo tra qualche tempo. I colori invece li faccio arrivare da Boston. L’azienda di mio marito mi commissiona un altro lavoro. Per loro dipingo oggetti in legno. I colori non sono quelli che stai usando tu, sono prodotti con un composto particolare, più duraturo degli altri. Quelli posso farteli vedere, vuoi?

“Sì certo.”

Mi portò in un’altra stanza della casa, questa era l’unica un po’ più buia non troppo esposta al sole. C’erano delle bellissime sculture in legno, rappresentanti gli oggetti più assurdi mai visti prima e poi delle bambole a grandezza naturale in legno. Tutte dipinte a mano da Cassandra.

“Ti piacciono?”

“Sì moltissimo…”

“Quando è il tuo compleanno?”

“… il 17 Maggio…perché?”

“Ne avrai una allora. Il 17 maggio.”

“Grazie…davvero grazie” – era la prima volta che qualcuno mi mostrava un regalo di compleanno ancora da ricevere.

“Torniamo di là, devi finire il tuo dipinto.”

“sì… tra poco però devo andare, arriva Gianni”

“Fallo salire qui… ti va?”

“Sì certo. Ne sarà felicissimo, gli parlo tanto di te.”

“Bene, così lo conosco.”

Impara a coinvolgere il tuo pubblico utilizzando le emozioni. Non lo sai fare? Non è il tuo mestiere?

Ci sta. Per questo ci sono io. 

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