utilizzo dello storytelling

Alberto Angela: l’abile utilizzo dello storytelling nel documentario “Stanotte a Pompei”

Posted: 20 Gennaio 2020 by AnnaVentrella

Avrai sicuramente visto il documentario o ti sarà capitato di vedere almeno uno spezzone di Stanotte a Pompei. Ne hanno parlato tutti i telegiornali come un vero e proprio evento mediatico, in quanto è riuscito a superare la percentuale di share prevista, praticamente mettendo in secondo piano i soliti programmi “acchiappa audience” di Canale 5. Questa puntata in particolare è stata trasmessa di sabato sera – momento in cui solitamente le persone escono per godersi il meritato riposo e la giusta dose di distrazione dopo un’intensa settimana di lavoro e impegni – e ha letteralmente fatto il boom di ascolti. Questo vuol dire che quella sera, davanti alla televisione, c’erano molte persone. Oggi è possibile rivedere un programma in qualsiasi momento lo si desideri, Rai Play esiste apposta per questo. Nonostante questa possibilità, un gruppo considerevole di persone, a quanto pare, si è riunito alle 21.20 di sabato sera, per assistere live alla puntata dedicata al documentario sull’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. In molti l’avevano già raccontata, ma questa volta la particolarità era che Alberto Angela e i suoi stimati ospiti, Giancarlo giannini e Marco d’Amore, erano lì in prima persona a narrarla, e non in modo usuale. Questa volta, l’abbiamo potuta vivere proprio come se potessimo essere lì in quel tragico momento, grazie al racconto cinematografico molto ben dettagliato. Un po’ di dati interessanti in merito alla serata 
  • Stanotte a Pompei ha raggiunto 4.233.000 spettatori, pari al 24.3% di share
  • Sono state oltre 67 mila le interazioni sullo speciale: il programma tv più commentato della prima serata
Nonostante il docufilm raccontasse una storia molto conosciuta, alla portata di tutti, ha superato le aspettative di ascolto che la RAI probabilmente si aspettava.
  • Su Canale 5 c’era il concerto Laura Pausini al Circo Massimo, che è statto seguito da 1 milione 553 mila telespettatori pari all’8.84%
  • Su RAI 2 c’erano i mondiali di pallavolo, sfida Italia – Russia, seguita da 3 milioni 15 mila telespettatori con il 16%
Alberto Angela ha letteralmente sedotto l’Italia con il suo documentario. Come? Utilizzando lo storytelling a regola d’arte in Stanotte a Pompei.  Scopriamo cos’è che ha tenuto incollati alla tv oltre 4 milioni di telespettatori.

Quando lo storytelling ci sa davvero fare

Inutile nasconderlo: le emozioni vendono. L’ho già detto tante volte, ma prendere ad esempio un case study reale aiuta molto di più a comprendere di cosa sto parlando. In molti reputano lo storytelling una tecnica di scrittura e racconto inutile, ma se un’azienda importante e solida come la RAI ha iniziato a sperimentarla da qualche anno, forse qualche domandina me la farei. Ho rivisto con attenzione la puntata dedicata a Pompei. Benché io conosca abbastanza bene la storia, volevo proprio comprendere cosa avesse reso così speciale la narrazione. Tutto quello che viene raccontato, in linee generali, l’avevo già letto e quindi lo conoscevo, ma chiaramente i dettagli che Alberto Angela ha deciso di impiegare per sedurre i suoi telespettatori, hanno decisamente dato un plus notevole. Alberto Angela è un uomo molto carismatico di suo, ha una grande abilità: sa comunicare egregiamente. Questa non è una nozione che si apprende sui libri di scuola o leggendo testi su testi, ma è innata. La comunicazione può essere migliorata, perfezionata, ma è tendenzialmente una dote. Alberto Angela ne è un esempio. In molti lo ammirano, i suoi occhi e il suo modo di narrare un aneddoto, un evento, un qualsiasi episodio storico affascina chiunque: donne e uomini, grandi e piccini. Quindi direi che il segreto numero uno del successo del documentario è sicuramente il conduttore. Ma andiamo a scoprire i cinque punti, che secondo me, hanno contribuito al successo di quella puntata. 5 punti che hanno reso Stanotte a Pompei un successo
  • Il luogo;
  • La storia;
  • Il montaggio;
  • Lo storytelling;
  • Il fattore emotività.
A questi cinque punti si aggiungono anche gli ospiti speciali, ovvero Giancarlo Giannini e Marco d’Amore. Insomma, gli ingredienti c’erano proprio tutti. Che fosse un successo era scontato. Possiamo suddividere il racconto in due parti:
  • Cinematografico
  • Narrazione

Racconto cinematografico

Le abilità tecniche cinematografiche, tra le quali appunto il montaggio, si sono fuse con la narrazione, creando un perfetto equilibrio tra realtà e finzione. Quando andiamo al cinema, lo facciamo perché ci vogliamo immergere nel racconto. Le sale sono buie e insonorizzate per questo motivo, per farti entrare a pieno nella storia. Il documentario è stato costruito ad arte in questo senso. Se ci riflettiamo bene, la storia di Pompei la conosciamo tutti, ma continua ancora ad emozionarci sentirla raccontare. In special modo per me che sono Napoletana, per me è sempre un’emozione. Si oscilla tra realtà e finzione. Realtà perché davvero delle persone sono morte a seguito dell’eruzione del Vesuvio. Finzione, perché oggi possiamo vedere riprodotto quel terrificante momento, attraverso un documentario ben fatto – come è stato quello di Alberto Angela – anche se chiaramente si tratta di una “banale” riproduzione. L’evento reale fu molto più tragico. Per comprenderne l’entità, bisognerebbe visitare gli scavi personalmente. Il documentario ha utilizzato la fine arte cinematografica con attori, costumi, musiche e suoni, per riprodurre la sera prima della tragedia. Quello che tiene incollato il telespettatore, però, non è il docufilm, ma il conduttore che intervalla – e in alcuni casi anticipa – le scene, raccontando aneddoti e svelandoci, in alcuni casi, le identità degli abitanti.

Utilizzo della narrazione

Alberto Angela è stato in grado di dare vita alla città morta – tanto per citare la frase di Giancarlo Giannini all’inizio del documentario, che interpretando gli scritti di Plinio il Giovane ha detto:
Torno in questa città, la più viva tra le città morte
In questo documentario sono la storia e il luogo a rendere tutto più affascinante. Analizziamo lo storytelling, e andiamo più a fondo, cercando di comprendere il vero segreto comunicativo del modo di comunicare di Alberto Angela. Ci sono delle frasi in particolare che lui utilizza spesso, e caratterizzano lo storytelling, che aiutano la parte inconscia del telespettatore ad entrare meglio nel racconto. Le frasi sono le seguenti:

“… immagina persone che parlano, che camminano, ignari di quello che sarebbe accaduto da lì a poco …”

“… probabilmente c’erano persone che stavano andando a comprare il pane per la cena …”

“… sono state ritrovate delle monete proprio in questo luogo. Immagina che emozione toccare ora la stessa moneta che è stata utilizzata poco prima della tragedia”

Queste non sono frasi utilizzate a caso, bada bene. Lui ha uno scopo quando le pronuncia, ovvero farti entrare completamente nel racconto, farti provare delle emozioni che sono reali, che stesso tu, proprio poco prima di sederti sul divano, hai provato compiendo delle normali azioni.
  1. Chiacchierare con un commerciante;
  2. Comprare il pane o la pizza per la cena;
  3. Scambiare una risata con un amico.
In comunicazione, questa, è una tecnica di psicologia utilizzata per subentrare nel tuo inconscio, è fatta appositamente per farti entrare in una sorta di trans inconsapevole. Non è una tecnica psicologica utilizzata in cattiva fede, ma diciamo che è quasi automatica in relazione a frasi come queste. Questo dettaglio fonde la realtà e la finzione del telespettatore, che si ritrova nel racconto, e comincia a pensare che potrebbe succedere anche a lui.

Ma quale emozione è stata sfruttata per coinvolgere il telespettatore?

L’elemento segreto è stato la paura. Non si tratta di un’emozione consapevole ma bensì latente, poiché essendo l’evento dell’eruzione del Vesuvio è un fatto realmente accaduto, e si sa benissimo che non è escluso che capiti di nuovo. La paura e allo stesso tempo la curiosità – altro elemento fondamentale dello storytelling in questa trasmissione – è quella che ha portato tutti noi a seguire il documentario. Abbiamo tutti paura di morire e nel documentario sono state riprese delle power words potenti come “amore, paura, sesso, soldi”. Le power words sono – come dice appunto la terminologia anglofona – delle parole potenti che a loro volta richiamano delle emozioni potenti. Se ti interessa approfondire il discorso delle power words e del power copy, vai qui http://bit.ly/powercopymarcellomarchese. Io l’ho letto diverso tempo fa e ancora me lo ricordo come un ottimo libro. Le power words più utilizzate sono state:
  • Morte
  • Sesso
  • Soldi
Si è parlato di sesso, quando ci si è concentrati sulla presenza nella città delle prostitute romane. Le abbiamo proprio immaginate, in quanto il conduttore ce le ha descritte come donne “che non si scioglievano mai i capelli” e che esercitavano la loro professione in luoghi promiscui e rumorosi. Addirittura, lui ci ha rivelato il dettaglio dei segni sul muro, simbolo di un momento di forte passione. Poi si è parlato di soldi quando si è fatto riferimento al gioco dei dadi truccati. Qui è venuto in aiuto Marco d’Amore che ha recitato il racconto di una donna anziana che applicava il 40% di interessi ad un accordo economico, traendone maggiormente beneficio. Chiaramente, la power word più potente di tutte è quella della morte, presente lungo tutto il documentario. Talvolta più esplicita, altre volte nascosta dietro al racconto figurato del momento della tragedia. Lo storytelling ha proprio l’abilità di far entrare le persone nel racconto, andando a toccare i punti intimi, nascosti, le emozioni e le paure con lo scopo di far dimenticare che si sta leggendo o ascoltando una storia. Il punto forte del documentario è stato proprio questo: l’abilità di raccontare un fatto realmente accaduto, in modo quasi reale, utilizzando aneddoti e svelando dettagli segreti, che nessuno avrebbe mai saputo rendere così realistici come ha fatto l’abile conduttore e comunicatore: Alberto Angela.

Lo storytelling è il nostro cinema personale.

Se lo sappiamo usare nel content marketing, così come Alberto Angela lo sa usare per le sue trasmissioni, raggiungeremo il nostro obiettivo di coinvolgere chi ci legge molto più efficacemente.

Qual è lo scopo? La risposta si deduce facilmente.

Per la RAI è stato quello di fare il boom di ascolti con un programma culturale il sabato sera. Per te, di riuscire a convertire gli utenti in click, e quindi in lead o ancora più volgarmente, in vendita. Ancora una volta ti dimostro che il cinema, e in questo caso un determinato tipo di televisione, ha molto da insegnare al modo di fare content marketing. Analizzare il cinema e la televisione – quella fatta bene – può aiutare molto a comprendere come utilizzare la comunicazione nel marketing. Sono sicura che molti conoscano Alberto Angela, ma è doveroso curare un piccolo box a parte su chi è e cosa fa:  Alberto Angela è un paleontologo, divulgatore scientifico, scrittore e giornalista italiano, divenuto molto noto per il successo di alcune trasmissioni di punta della RAI a carattere culturale. La sua abilità comunicativa e la sua capacità di raccontare avvenimenti storici che hanno caratterizzato la storia del nostro paese e non solo, lo pone indiscutibilmente tra gli uomini più apprezzati della televisione italiana. Alberto Angela è il curatore e conduttore della serie di documentari d’arte Stanotte a… in onda su Rai1 dal 2015. Le sue trasmissioni raggiungono sempre un gran successo di pubblico.