Contenuti e cinema: un matrimonio controverso

Posted: 21 Ottobre 2018 by AnnaVentrella

Oggi vorrei parlarti di contenuti in un senso molto più lato, poco inerente al mondo del web copywriting e molto più vicino al cinema. Partirò citando una frase detta dalla bellissima Sharon Stone, nel film Basic Instinct del 1992.

Sono una scrittrice. Uso le persone per scrivere. Che il mondo stia attento.

 

Ho rivisto questo film molto recentemente, e non ricordavo che i dialoghi fossero così incredibilmente seducenti.

Un dialogo può essere seducente più delle persone che sono coinvolte. Il film narra di una scrittrice di romanzi gialli, tutti con un macabro finale omicida dei suoi protagonisti. Si comprende subito come è la narrazione a dominare il film e non il contrario. Sono rimasta affascinata da questo dettaglio, che probabilmente pochi ricordano, dato che la scena più famosa è quella dell’accavallamento di gambe della bellissima attrice.

Qui la famosissima scena 🙂

Curiosità sul Film Basic Instinct

Si tratta di una delle opere cinematografiche a sfondo erotico più note degli anni ’90, una di quelle che ha fatto tra gli incassi più cospicui della storia del cinema. Per l’epoca fu considerato uno dei film più scandalosi e provocatori mai fatti. La scena dell’accavallamento delle gambe, è stato inserito senza pensare. Il regista non aveva idea di quello che stava per fare. Con quel frame, ha definitivamente sconvolto l’ingenua platea dell’epoca, creando uno scompiglio incredibile. In realtà è stata la fortuna di Paul Verhoeven, ma sul momento non se ne rese conto.

Provate a rivederlo oggi, mettete da parte il sesso, la perversione e la passione che pullulano in questo film e concentratevi sull’intento del regista di tenere incollato il pubblico. Rispetto ai film di oggi, dove tutto è noiosamente diventato prevedibile, questo film ti fa stare con il fiato sospeso fino alla fine. Lo segui passo dopo passo, perché sei consapevole che la bella scrittrice è la più facile sospettata degli omicidi. Ad un certo punto, però, ti viene il dubbio che non sia proprio così. Paul Verhoeven, il regista, ha creato il giusto equilibrio tra certezza e dubbio, tanto da far traballare la tua opinione in proposito.

I dialoghi sono sensuali. Certo, Sharon Stone diede prova di un’incredibile capacità attoriale. Se ci fai caso, però, c’è una predominanza di primissimi piani. Per primissimi piani, nel linguaggio cinematografico, si intendono le sole inquadrature del viso. In questo film sono in netta maggioranza, rispetto a quelle di nudo. Si tratta di una precisa scelta registica. Sì ci sono molte scene di sesso, ma sono tutte talmente esplicite che immobilizzano lo spettatore in un momentaneo stato di imbabolamento, o almeno al quel tempo fu così, tanto da non essere in grado di reagire. Si continua a guardare il film, domandandosi continuamente cosa accadrà dopo.

Un caso? A mio parere no. Il filo conduttore che lega tutte le scene del film è il dubbio.

Nel cinema, ci sono dei segreti per “influenzare” il pubblico a percepire una sensazione, in base alla scena che si sta guardando. Ad esempio, la scelta delle luci non è mai casuale. Se si vuole conferire ad un personaggio un aspetto delicato, puro e innocente, allora intorno a lui tutto sarà chiaro. Gli oggetti, l’illuminazione, il trucco e gli abiti saranno tutti scelti per farti percepire che il personaggio è innocuo. Quando, invece, si vuole trasmettere ambiguità, allora l’illuminazione, gli abiti, il trucco e gli oggetti di scena saranno cupi e vecchieggianti. Il cinema è realtà e illusione allo stesso tempo. Tu non te ne accorgi, ma il tuo occhio è già stato educato a guardare un film in questo modo.

Una curiosità sul linguaggio cinematografico

Un esempio che viene spesso riportato, quando si studia il linguaggio cinematografico, è Psycho di Alfred Hitchcock. Il cattivo è sempre contornato da oggetti e luci inquietanti, ed è spesso in piedi, come a voler indicare la sua forza. La vittima, invece, è sempre ben illuminata e seduta, come a voler evidenziare che non ha scampo.

Se ci fai caso, tutti i film che parlano d’amore, hanno una scenografia molto chiara. Le scene raramente sono notturne, e se ci sono, hanno sempre un’illuminazione molto shabby (termine usato per indicare un arredamento dai colori molto chiari). In Basic Instinct avviene il contrario. La protagonista, interpretata da Sharon Stone, è sempre vestita di chiaro e anche la sua casa è lontano dal caos, nei pressi del mare. Lei non trasmette ambiguità, non trasmette oscurità, e questo dopo un po’ ti confonde.

Ritornando al contenuto, in questo film, possiamo dire essere esplicitamente ingannevole. Il sesso tra i due protagonisti, ad esempio, si palesa ancora prima che i due si ritrovino nudi a letto. La tensione sessuale si avverte dalla prima scena, dal primo sguardo di lei a lui, quando si incontrano per la prima volta. Poi il boom avviene al momento dell’interrogatorio, quando Catherine, la scrittrice e psicologa bisessuale, raggira tutte le domande, attirando l’attenzione di e su Nick, il detective.

Catherine pone a Nick delle domande, ma la particolarità è che le inizia tutte pronunciando il suo nome. Questo è un dettaglio della comunicazione psicologica. Quando si vuole far sentire una persona più vicina a noi o all’inverso la si vuole provocare, si ripete il suo nome. In questo modo chi ci ascolta, difficilmente perderà l’attenzione, poiché si sentirà in soggezione o sotto accusa. Chiaramente, il tutto è fatto per avere una reazione dal soggetto in questione.

Lì inizia il gioco. Tutto il resto del film è un eccezionale prova di come la narrazione sia assolutamente dominante. Mentre tu guardi il film, la scrittrice scrive il suo libro e tu divori ogni scena del film, come se stessi leggendo il libro. Probabilmente è uno dei pochi casi in cui la narrazione scritta e orale vanno di pari passo. Fino alla fine resti con il dubbio, ma c’è un momento in cui si capisce che la colpevole è Catherine. Lei vuole interrompere la relazione con Nick, adducendo che lui le era stato utile solo per finire il suo libro. Chiaramente non è così, poiché si capisce lei lo ama e semplicemente sta cercando di non ucciderlo.

In un precedente dialogo tra i due, lei afferma che un buon libro giallo deve terminare con una o più persone che muoiono, altrimenti il racconto non è interessante. Caso vuole che a morire non sia Nick. Agli occhi del pubblico diviene chiaro, poco dopo che i due hanno fatto l’amore nella scena finale, che è Catherine la colpevole. Lei decide di lasciare il punteruolo sotto al letto e di non uccidere Nick.

In questo film sono i dialoghi che vestono alla perfezione i personaggi. Non sono quest’ultimi, che al contrario, li indossano.

Basic Instict non avrebbe avuto lo stesso valore se il personaggio di lei non fosse stata un abile oratrice, capace di controllare anche la macchina della verità. Tutto ruota intorno alla psicologia, che sovrana, conduce lo spettatore verso un stato di inconscio potente. Stesso io che sono un’accanita consumatricie di film, ne vedo almeno 10 a settimana, alla sera quando mi voglio rilassare, sono rimasta incollata alla narrazione.

Il mio pensiero sui contenuti di Basic Instinct

Rivedendo questo film ho compreso che sono stati proprio i dialoghi a farmi sorprendere ancora, sebbene fosse la seconda volta che lo guardavo. Ho analizzato ogni singola frase e ho compreso che la narrazione si impone a tal punto, da mettere in dubbio anche l’ovvio, come il fatto che è Catherine la colpevole.

Le parole, se usate bene, hanno un potere enorme sulle persone. Ecco perché è necessario imparare ad usarle. Quando si scrive, per lavoro come capita a me, o per diletto, come può accadere a te, si deve pensare che tutto quello che si affermerà verrà letto da qualcuno con pensieri ed emozioni.

Allora, sì, posso affermare con decisione che saper maneggiare i contenuti è anche questione di psicologia. Ad ogni tua parola, corrisponde una reazione uguale ed opposta a chi la legge. Usale bene. Non c’è niente di peggio di una parola fuori posto per far scappare via chi ti legge.

Analizzare i dialoghi dei film è un buono esercizio per sperimentare la potenza delle parole. Il più delle volte ne perdiamo il senso, la scenografie e la musica ci confondono quando guardiamo un film. Fai un esercezio, prova a concentrati sui dialoghi di un film che hai già visto. Ti accorgerai di come le parole possono essere influenzare il tuo inconscio.